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La globalizzazione
In questo mondo sempre più globale e interconnesso si osservano in scala macroscopica i fenomeni da sempre osservati nei momenti di connessione tra culture, etnie, religioni e sistemi sociali; o un atto sbrigativo di violenta sopraffazione di una parte sull’altra, oppure un rapporto di integrazione costruttiva del meglio delle parti in gioco tendente ad una sintesi nuova ed inedita. Pertanto, se per globalizzazione s’intende l’atto prevaricante, la distruzione da parte del “più forte” operata a danno dell’altra e l’imposizione del proprio modello, proposto in blocco, come l’unico, la parola globalizzazione è da rifiutare. Antiumanismo La globalizzazione in atto oggi nel mondo è tanto inaccettabile quanto suicida. Inaccettabile in quanto l’ottusità della sua dinamica e la cecità delle concezioni che l’accompagnano, ne denunciano già il segno antiumanista. Antiumanista nel senso di una concezione non rispettosa della libertà dell’essere umano e delle sue capacità di autodeterminazione. Antiumanista per la discriminazione sommaria e miope che si esercita tra i contendenti circa culture, religioni, etnie e modi di vivere diversi dal proprio. Antiumanista per la violenza che si esercita sui discriminati, sia diretta, sotto forma di violenza fisica e sfruttamento economico, sia indiretta, abbandonando la stragrande maggioranza delle popolazioni non utili ai fini del cosiddetto profitto, in balia del loro “destino” e prive del minimo sostentamento per la loro sopravvivenza. Suicida in quanto, la scala macroscopica del fenomeno, investe l’intero pianeta e sono in mano agli esseri umani che intenzionano queste dinamiche, mezzi distruttivi d’inimmaginabile potenza, il cui uso su larga scala, potrebbe essere fatale per la sopravvivenza dell’intera umanità e non solo per i cosiddetti “sconfitti”. Non si tratta di una lotta tra trogloditi che, “comunicando” a colpi di clava, vogliono gli uni “persuadere” gli altri, della supremazia dei propri totem e del loro diritto a dominare sulla vallata al di là del fiume, ma di gente (trogloditi o meno) armati di testate nucleari, armi batteriologiche e tecnologie mortifere altamente specializzate, senza contare le forme più subdole e meno riconosciute di sterminio già sopra accennate: la sottrazione e la negazione delle risorse di sopravvivenza più elementari, cioè cibo, cure mediche e tecnologie minime. Queste possono produrre, e di fatto producono, la morte per stenti e malattie, di milioni e milioni di persone ogni anno.
Sintesi di culture Se quanto detto fin’ora definisce il senso che s’intende dare al termine ‘globalizzazione’ è giusto negarlo. Ciò malgrado e indipendentemente dalla piega negativa che tende a prendere tutto ciò, non si può negare l’esistenza di un’accelerazione degli eventi, una crescente interdipendenza e una sempre più alta complementazione tra i popoli del pianeta. Questo certo non può essere annullato da un semplice atto di volontà e ritornare alle differenziazioni precedenti. In questo senso il fenomeno è irreversibile e va comunque verso un suo compimento. Sarebbe meglio dunque, parlare di una mondializzazione in atto che per un suo giusto epilogo richiederebbe una sintesi tale che in questo rapporto non si annullino le differenze ma che grazie all’analisi critica e alla comprensione di esse si possano individuare le costanti evolutive presenti in ogni cultura, le quali vanno determinando un ceppo comune di sviluppo per tutti gli esseri umani. In tal modo si potrebbe arrivare ad un nuovo momento umanista per l’intera comunità planetaria, uscendo finalmente dalla “preistoria umana”.
Umanitarismo e umanismo Nell’attuale andamento degli eventi non si vede chiara questa possibilità, questa svolta umanista. Le dinamiche prodotte da chi detiene i poteri decisionali, gli strumenti d’azione e l’organizzazione della società tutta, non sembrano ispirate da questa sensibilità. Quindi non basta con la candida buona volontà, non basta con l’umanitarismo generoso ma ingenuo, non basta mettere piccole toppe alle innumerevoli ed enormi lacerazioni prodotte da una macchina sociale super tecnologica e super potente. Una macchina sociale afflitta da un male autolesivo, forse curabile ma di cui, per il momento, non si vedono segni di recessione: l’inversione del senso della vita. Basterebbero, questo tipo di buona volontà e umanitarismo, se fossero quell’in più che si aggiunge in una società equilibrata che già provvede sufficientemente alla propria “salute”. In una situazione come quella in cui si vive, non è più soltanto ragionevole ma fondamentale e vitale che la Sensibilità Umanista presente in enormi quantità in ogni latitudine geografica, in ogni ceppo etnico ed in ogni cultura, prenda atto della sua forza, della sua importanza e della sua funzione storica. E’ importante che questa sensibilità produca forme e mezzi per fare sentire con potenza crescente la sua voce esemplificando, con sempre maggiore chiarezza, lo stile di vita non preistorico ma veramente umano a cui si aspira.
L’umanesimo attualmente presente sul pianeta deve porre le basi per l’avvento di una nuova società interetnica e interculturale, in cui la convergenza sui valori fondamentali, sia compatibile con le diversità legittime presenti in ogni cultura. Le enormi quantità di attività e situazioni già poste in marcia necessitano lievitare in una azione sinergica coinvolgente e crescente. Gli umanisti di tutto il mondo, a qualunque etnia o religione essi appartengano, possono dar vita, fin da adesso, ad una comunità globale, che non sia tale per comunanza territoriale ma lo sia per comunione d’intenti. Pertanto potranno acquisire il peso adeguato nel gioco delle parti, attualmente squilibrato dal lato della violenza e della sopraffazione nelle sue varie forme: fisica, economica, psicologica, .... Una corrente d’opinione organizzata Per questo molti volontari consapevoli dell’importanza di questo compito si vanno costituendo nella rete organizzativa che connette e fa circolare energia tra le forze umaniste in campo, quella che si è denominata Struttura. Questo sorge come necessità interna all’umanismo e come una sua risposta autopotenziante che si concretizza nel Movimento Umanista. Essere umanista è, comunque e in ogni caso, un essere congruente con quella che abbiamo definita Sensibilità Umanista e in particolare con i punti riferiti a quello che chiamiamo atteggiamento umanista. L’adesione esplicita a questi punti, fa di singoli, di gruppi o insiemi umani, degli aderenti del Movimento Umanista. La Struttura, è però, la parte più vitale, quella che promuove e sviluppa l’esistenza del Movimento Umanista in quanto corrente d’opinione organizzata. La partecipazione alla Struttura è il contributo più importante per l’opera comune che un volontario possa dare, al di là del suo specifico campo d’applicazione. Ma quali sono in dettaglio le attività promosse dalla struttura per quest’opera comune? Priorità della Struttura Per portare avanti il suo intento la Struttura del Movimento Umanista si occupa dei seguenti compiti ritenuti di fondamentale importanza: -Connessione delle forze- Cioè connettere sia singoli individui che aggregazioni umane (gruppi, associazioni, organizzazioni, comunità,…) che sono nello spirito umanista e si riconoscono in esso. Nel caso delle aggregazioni umane c’è da distinguere quelle che chiameremo fronti d’azione, che sono già organizzati in specifici campi d’interesse, e raggruppamenti spontanei quelle non specificamente organizzate. -Proliferazione di iniziative- Sarebbe a dire, generare nuovi gruppi e attività su temi di particolare importanza in campo sociale, culturale, politico, interetnico e tutti quegli specifici nei quali risulti utile e possibile la creazione di attività. In sintesi, generare nuovi fronti d’azione umanisti. Sia organizzando nuovi raggruppamenti su temi dati che aiutando quelli già esistenti a darsi compiti specifici. -Consapevolezza e comprensione- Approfondire e sviluppare la visione del mondo propria dell’approccio umanista, calandone coerentemente i risultati nelle tematiche relative ai vari campi d’azione e promuovendo uno sviluppo, sia personale che sociale, congruente con questo approccio. Organizzare per questo: riunioni, seminari, conferenze, gruppi di studio, ritiri d’approfondimento ed inoltre alla pubblicazione dei risultati in forma sia scritta che multimediale. -Ampliazione della rete organizzativa- Stimolare affinché le varie forze già aderenti e connesse, prendano parte attiva alla stessa Struttura e contribuiscano così all’ampliamento di tutte queste attività e iniziative, seppur continuando, se sono già impegnati in attività specifiche, in ciò che stanno facendo.
Sintetizzando quanto detto fin’ora: Abbiamo distinto tra una sensibilità umanista nel mondo e il Movimento Umanista che ne è un’espressione organizzata e coesionante ad opera dei volontari della Struttura. Abbiamo inoltre, fatto distinzione nel Movimento Umanista tra una maggioranza di forze, composte sia di singoli che da intere aggregazioni umane, fronti d’azione o semplici raggruppamenti, che aderiscono consapevolmente a quello che è stata definita Sensibilità Umanista e la vera e propria rete organizzativa, la struttura, di cui si sono esposte le finalità. Adesione e partecipazione
Nel Movimento pertanto dobbiamo distinguere, tra: fronti d’azione e il campo d’azione proprio della struttura. Mentre un fronte d’azione è organizzato al suo interno su di un tema o dei temi, come può esserlo ad esempio un’associazione di quartiere, un’organizzazione ecologista o un coordinamento studentesco; la struttura del Movimento lo è per coesionare e potenziare la totalità delle forze umaniste. Inoltre, circa i singoli e le aggregazioni che si riconoscono nelle idee del Movimento, c’è da distinguere quelli che semplicemente aderiscono e solidarizzano e quelli che si propongono per cooperare più intensamente partecipando alle attività della struttura. In particolare, se questa partecipazione riguarda raggruppamenti o fronti d’azione e non singole persone, questa sarà la condizione più fruttuosa per i comuni interessi e la crescita del Movimento. Una tale situazione andrà vagliata nei suoi singoli casi che possono essere vari e multiformi, tali da contemplare, ad esempio, sia il caso di un’associazione culturale a Parigi o a Roma, sia quello riferito a un villaggio in Senegal, in India o in Messico. Integrazione alla Struttura
Partendo dalla condizione in cui già è data l’adesione al Movimento, previa discussione dei punti riferiti alla Sensibilità Umanista, si possono esporre aspetti generali circa l’integrazione alla struttura di singoli individui, di raggruppamenti spontanei e di fronti d’azione preesistenti. -Integrazione strutturale di singoli individui- Nel caso di singoli individui l’integrazione avviene nel modo più semplice in quanto la persona s’integra in un gruppo strutturale già esistente partecipando della sua forma organizzativa delle sue riunioni e delle sue attività. Eventualmente ed avendone interesse sarà indirizzato per partecipare nei fronti d’azione specifici del Movimento per i quali si sente più portato. -Integrazione strutturale di raggruppamenti spontanei- In questo caso si presentano almeno 2 possibilità: Nel primo caso, il gruppo spontaneo si crea perché convocato dalla struttura del Movimento su un tema specifico. Questo potrebbe essere ad esempio, la semplice informazione sul Movimento Umanista e la richiesta d’adesione, la creazione di un comitato sui temi di comune convivenza in un quartiere urbano o in un villaggio o anche la convocazione di professionisti, ad esempio medici, per la creazione di commissioni per l’appoggio ai luoghi in difficoltà sanitarie. Nel secondo caso, il gruppo spontaneo può essere un gruppo di amici o di persone unite da interessi comuni che desidera porre a frutto un sodalizio già dato per congiunture e affinità. In entrambi casi il passo successivo all’adesione sarà la partecipazione del gruppo o parte di esso alla struttura e/o ad un fronte d’azione. Quest’ultimo può essere proposto previamente, oppure sorgere da una tematica già esistente nel gruppo che necessita, per essere posta in marcia, d’inquadramento e programmazione. Questo ad esempio accade nel caso dell’organizzazione della vita comunitaria e nel caso di villaggi in aeree di grave disagio. -Integrazione strutturale di fronti d’azione preesistenti- Nel caso il raggruppamento fosse un fronte d’azione già costituito, con un preciso campo d’interesse e una propria organizzazione interna, esso conserverebbe integra la sua identità. Dopo il previo riconoscimento dei comuni intenti dovrebbe solamente organizzare i suoi componenti o parte di essi per connettersi organicamente alla rete organizzativa, partecipando delle riunioni, attività e progetti di più ampia portata del Movimento, proporzionatamente al peso e all’importanza sia numerica che operativa delle forze connesse. Riceverebbe di contro i vantaggi di: una grand’esperienza organizzativa, qualificazione e competenza sui temi umanisti, l’inserimento in una strategia di cambiamento coerente e di ampio respiro, strumenti di lavoro per la cura e lo sviluppo personale in senso umanista, l’inquadramento in strutture organizzative ubicate su scala mondiale e l’inserimento in termini internazionali tra i vari organismi e fronti d’azione partecipi del Movimento. Tutti questi casi comportano, come si è detto, l’inquadramento nella struttura del Movimento secondo criteri organizzativi propri alla struttura stessa. Questi vanno visionati nel scritto specifico: Movimento Umanista - Criteri organizzativi.
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