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Riepilogo Il Movimento Umanista nasce in seno all’umanesimo mondiale, ne è quella parte che si va coesionando intorno ad un nucleo di concetti espliciti, che ha sentito e sente la necessità di definirsi a se stessa, fissando in termini chiari le poche ma fondamentali caratteristiche che differenziano la sensibilità umanista da altri modi di porsi nell’esistenza. E’ fatto da gente che sente pressanti le necessità di questo momento storico e quindi l’urgenza di passare dalla situazione in cui esiste un “terreno di coltura” dato dall’umanesimo spontaneo, ad un nuovo umanesimo universalista potente e trainante. Un nuovo umanesimo storico capace di produrre un reale e radicale cambiamento delle concezioni e dei codici di sopravvivenza che attualmente reggono i rapporti nell’universo sociale. Intendiamo per universo sociale, la totalità demografica e territoriale della comunità planetaria e non quelle minime parti di essa che, arroccate feudalmente nei propri territori o tribalmente nei propri clan, strombazzano boriosamente ai quattro venti il presunto grado di civiltà raggiunto. Non ci si rende conto, oppure si fa consapevole professione di cinismo ideologico, che se una società fomenta la discriminazione, la violenza e l’abbandono, se produce la distruzione di una gran parte di se stessa, questa è una società malata. E’ malata per l’appropriazione indebita del tutto sociale da parte di minoranze a danno di maggioranze lasciate a “macerare” come cose ingombranti, ritenute inutili per la realizzazione delle dementi e insulse “aspirazioni” di questo nugolo di irresponsabili. Tutto ciò è vero se di comunità mondiale stiamo parlando, perché è di questo che si tratta, non dei “privilegiati”. La rete organizzativa del Movimento Umanista, la cosiddetta Struttura, è l’insieme dei volontari che si vanno relazionando, che non solo ha dato vita al Movimento Umanista come corrente d’opinione organizzata ma che continua, grazie alla sua crescita e proliferazione, a sostenerne e ampliarne lo sviluppo. Movimento Umanista - Definizione Il Movimento è stato definito in forma sintetica come quella corrente di pensiero organizzata che produce i mezzi per avanzare dal campo delle cose determinate al campo della libertà. Intendiamo per cose determinate, in particolare quelle che relegano l’essere umano in situazioni di dolore e sofferenza, quelle situazioni gravemente condizionanti per le sue possibilità di crescita ed evoluzione. Allo stato attuale delle cose, una buona parte di queste situazioni è passata dall’essere determinata dalle cosiddette condizioni naturali, all’essere determinata, come già si è detto, dall’azione sconsiderata di esseri umani su altri esseri umani. Le medicine, gli alimenti, le possibilità di cura e per creare habitat vivibili, in una parola le risorse, vi sono per tutti, ma vi è un impedimento: non più le avverse condizioni naturali, che pur per altri aspetti continuano a minacciare l’essere umano, ma per le stesse intenzioni umane. L’intenzione di chi difende con la “clava” le quantità enormi di beni di cui i tanti altri sono defraudati. Si aggiunga a ciò anche il pericolo enorme che comporta l’impiego di mezzi distruttivi d’incalcolabile potenza. In quest’ultimo punto risiede poi, quell’aspetto che identifica i responsabili di ciò, non solo come dei cinici egoisti ma come dei miopi autolesivi. Momento antiumanista – Momento umanista Seguendo il filo di questo discorso non siamo in un momento umanista del processo storico. Siamo piuttosto in un momento di colossale “sbornia” storica. Per giunta, una “sbornia” con terribili eccessi di violenza. Detto in altro modo, sul piano della gestione del sociale stiamo transitando in un processo antiumanista. Ciò malgrado, si stanno ipotizzando momenti migliori e agli umanisti questo da senso e forza per avanzare da queste condizioni date verso il campo della libertà. Questo significa produrre i mezzi adeguati per farlo. Il Movimento lo fa grazie all’organizzazione strutturale dei suoi volontari e in particolare tramite le varie attività specifiche, i fronti d’azione. Questi ultimi aspetti sono stati trattati in altro scritto . Qui invece, ci occuperemo in particolare dell’organizzazione della rete. Organizzazione strutturale La struttura è animata da un principio base: il concetto di lavoro efficace. S’intende per questo la capacità di operare in modo tale da generare sempre più contributi per l’opera comune nel minor tempo possibile e senza sprechi inconcludenti d’energia. Questo contributo è dato prima di tutto dall’aggregazione coordinata di volontari sugli stessi compiti già menzionati altrove: -Connettere tutte le persone affini -Generare nuove attività specifiche e migliorare quelle già poste in moto. -Sviluppare e approfondire la visione umanista e le sue metodologie d’azione -Integrare nuove organizzazioni e persone come parti integranti della struttura stessa.
La cellula minima del tessuto strutturale è il gruppo detto anche Consiglio. Per gruppo minimamente configurato s’intende un minimo di 10 persone aggregate intorno ad un membro di struttura che si fa carico della funzione d’orientatore ed è riconosciuto in essa. Questo orientatore è affiancato nello svolgimento dei suoi compiti da 2 membri che svolgono le funzioni dette di appoggio e di amministrativo. L’appoggio si occupa di curare la comunicazione tra i componenti, la continuità sui comuni interessi e l’ottimalizzazione nei singoli e nel gruppo tra ciò che si dice e a cui si aspira e ciò che si fa. Per questo incoraggia momenti di comunicazione, d’incontro e chiarimento. L’amministrativo s’incarica fondamentalmente della circolazione della comunicazione nel gruppo e fuori di esso. Svolge quindi funzioni di connessione e d’informazione occupandosi degli accorgimenti utili per questi scopi. Nel caso di coordinamenti tra gruppi già siamo in presenza di una vera e propria struttura minima. Quest’articolazione, per l’appunto strutturata, avviene perché gli orientatori di ogni Consiglio (gruppo) si costituiscono in un Consiglio ulteriore nel quale oltre ad avere la funzione di veicolare informazioni dai e ai loro gruppi specifici, approfondiscono ed elaborano temi di utilità comune e di maggiore complessità, sia teorica che operativa. Pertanto si definisce configurata una struttura, quando è costituita da almeno 10 gruppi configurati nel modo su esposto e i cui orientatori costituiscono un insieme organizzato ulteriore che a sua volta ha un orientatore e le due funzioni di appoggio e amministrativo. Se si coordina un insieme di almeno 10 strutture minime siffatte tramite i loro orientatori in un ulteriore Consiglio configurato nella maniera suddetta siamo in presenza di una struttura maggiore e così via. Pur potendo un aderente partecipare alle riunioni o attività di base promosse dal Movimento Umanista e appoggiare anche materialmente queste stesse, per una persona che si dica di struttura queste due cose diventano requisiti minimi per esserlo. In altre parole, un aderente è detto di struttura se assolve 2 condizioni: -la partecipazione alle riunioni periodiche -la colletta di autosovvenzione. Pertanto, anche se si possono immaginare aderenti formanti gruppi, orientati da un membro di struttura, che lo è perché nelle condizioni su definite, un Consiglio configurato integralmente è quello in cui tutti i componenti ottemperano alle due condizioni. In questo modo si sono date le seguenti denominazioni: -Delegato di gruppo- è un membro del livello strutturale di base. -Delegato d’equipe- orienta un Consiglio di Delegati di gruppo e partecipa in un Consiglio di Delegati d’equipe. -Delegato generale- orienta un Consiglio di Delegati d’equipe e partecipa in un Consiglio di Delegati generali. -Coordinatore- orienta un Consiglio di Delegati generali e partecipa in un Consiglio di Coordinatori. -Coordinatore generale- orienta un Consiglio di Coordinatori. I Coordinatori generali rappresentano il massimo livello organizzativo possibile, pertanto non si costituiscono in un nuovo Consiglio ma convergono in un’Assemblea che si riunisce per studiare ed esaminare temi d’interesse, riferiti ai vari campi dell’operare umano. Essi elaborano punti di vista e proposte congruenti con la visione umanista dell’esistenza oltre che esaminare e proporre possibili vie atte ad accelerare il processo di umanizzazione. Periodicità e luoghi delle riunioni strutturali. Sia l’Assemblea che ogni Consiglio così determinato ha sia temi specifici che ritmi di riunioni, oltre ad assolvere l’importantissimo compito di essere elementi nodali di connessione della rete strutturale. I Consigli di delegati di gruppo si riuniscono settimanalmente e sono aperti a chiunque, aderendo alle idee, voglia parteciparvi. I Consigli di delegati d’equipe si riuniscono secondo necessità. Queste riunioni, in genere, hanno un ritmo che non va oltre i tre mesi. I Consigli di delegati generali e di coordinatori si riuniscono come minimo ogni sei mesi, a gennaio e a luglio, per relazionare quanto svolto e elaborare, proporre e rilanciare nuove ipotesi di attività comuni. In queste stesse occasioni si raccolgono i fondi d’autosovvenzione (collette semestrali) utili a sostenere le attività stesse. L’Assemblea dei Coordinatori generali, si riunisce annualmente. Ulteriormente alle riunioni fondamentali i membri del Movimento organizzano assemblee, incontri, conferenze, seminari, corsi, ritiri e quanto altro possa essere utile su temi d’importanza sia generali che specifici, per livelli di competenza già acquisiti sia aperti a chiunque, per grandi numeri o per gruppi di studio ristretti. Il Movimento Umanista, e quindi la struttura, è diffuso su scala planetaria pertanto per quanto riguarda i livelli organizzativi maggiori (Delegati generali, Coordinatori, Coordinatori generali) si danno condizioni per le quali attuano in zone geografiche distanti tra loro e in culture differenti. Per queste ragioni le riunioni semestrali (Delegati generali e Coordinatori) e annuali (Coordinatori generali) variano nel luogo (di volta in volta: Bombay, Parigi, Dakar, Rio de Janeiro, ecc.) sia per i motivi di convergenza da diverse direzioni summenzionati, sia per l’importanza che assume a volte un luogo nello sviluppo delle attività intraprese dalla struttura stessa.
Una metodologia di autotraformazione
Per quanto riguarda poi questo aspetto riferito alle riunioni e ai momenti specifici di comunicazione e qualificazione esso merita ulteriori precisazioni, data l’importanza che assume per la comprensione della funzione assunta dalla struttura nel Movimento e più ampiamente per lo sviluppo della sensibilità umanista nel mondo. Già, in questo scritto e altrove si è fatto menzione circa i compiti che la struttura per questo si è assunti. Compiti importantissimi di connessione, integrazione, generazione e organizzazione di attività. Compiti tangibili di presenza attiva nel mondo generando situazioni in costante costruzione. Ma per quanto tali risultati possano essere importanti essi lo sono solo perché sono manifestazione del positivo, portano il segno della sensibilità che li anima. Questa sensibilità oltre che essere una condizione preesistente in molti esseri umani e fatta continuo oggetto di riflessione e di cura e continuamente alimentata e portata dal campo delle aspirazioni a quello della realtà concreta, diventa una coerente visione del mondo e un metodo d’azione grazie alla struttura. E’ in questo aspetto di cura dell’intangibile che è alla base di ogni realizzazione tangibile che la struttura trova il suo compito fondamentale, ciò che ne definisce l’essenza più intima, pertanto le riunioni, le assemblee, i momenti d’incontro, i seminari, le conferenze, i ritiri di studio da essa organizzate, oltre che degli aspetti pratici e organizzativi, si occupano della cura e dello sviluppo di un essere umano coerente con il mondo a cui aspira. Diventa quindi fondamentale l’approfondimento dei temi umanisti e lo sviluppo di una metodologia di autotrasformazione che faccia sì che qualunque volontario, coerentemente con quanto aspira, lo possa realizzare pienamente portando così al meglio anche il suo contributo per l’opera comune. I volontari della struttura riconoscono questo aspetto come basilare e mentre sperimentano e approfondiscano continuamente su sé stessi questa metodologia di autotrasformazione contemporaneamente la offrono a tutti coloro che ne riconoscono l’utilità. Gli orientatori della struttura s’impegnano in prima persona a organizzare momenti e condizioni adatte allo sviluppo di questi temi oltre che nelle loro riunioni specifiche anche in enti, scuole, associazioni, raggruppamenti che aderiscono alle concezioni umaniste. In particolare approfondiscono ciò con tutti coloro, persone o organizzazioni, che partecipano della struttura del Movimento e che pertanto sono e saranno anch’esse parte attiva dello sviluppo di queste metodologie. Questo aspetto specifico ma così importante è argomento di un altro scritto: Movimento Umanista - Teoria e pratica della coerenza.  |