"I desideri, l'uomo" - Convegno 2013

CONVEGNO: “I DESIDERI, L’UOMO”
(19 - 20 Aprile 2013) 

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19 aprile 2013 - Sala del Consiglio Comunale, Città di Castello

“...tra etica ed economia”                           

  • 17:30 Saluto di S.E. mons. Domenico Cancian fam e Saluti delle autorità;
  • Introduce e modera Massimiliano Marianelli (Università di Perugia) 
  • 18:00 Carla Bagnoli (Università di Modena - Reggio Emilia) - Desideri, attenzione e rispetto
    In un’etica centrata sul concetto di volontà i desideri sono inevitabilmente sovversivi, il residuo dell’animalità indomita o della passività. Se è la volontà a farci individui, allora i desideri sono la negazione di questa identità, ostacolo e disgregazione. Eppure i desideri sono anche segno di identità, la radice profonda della nostra fragilità, ma anche della nostra reciproca vulnerabilità e dipendenza. I desideri sono ‘oggetti filosofici’ complessi. Questa complessità emerge nel contrasto ma anche in continuità con le virtù dell’attenzione e del rispetto, qualità della volontà eppure modi sensibili di percepire l’altro come individuo.
  • 18:40 Luigino Bruni (LUMSA - Roma) - Bisogni, desideri, per una cultura del limite
    L’economia moderna nasce attorno all’idea dell’assenza di limiti alla soddisfazione dei bisogni. Con gli anni il concetto di bisogno è sempre più sfumato in quello di desiderio e spesso l’economia avanza sulla base non di bisogni ma di simboli e prodotti che nascono dalla creatività dell’impresa e non da una analisi dei bisogni dei consumatori. Oggi i dati sul benessere delle persone e sui limiti di varia natura posti dalle nuove sfide ambientali e sociali pongono con forza la domanda su come coniugare la libertà e la creatività di imprese e consumatori con il bene comune delle comunità e del pianeta.
  • 19.20 Dibattito
  • 20:00 Cena (per prenotazioni mandare una mail)

20 aprile 2013 - Convento di Monteripido, Perugia 

“forme del desiderio”

Mattina           

  • 9:00 Saluti delle autorità
  • Introduce e modera Angelo Capecci (Università di Perugia)
  • 9:20 Ferdinando Abbri (Università di Siena) - Declinazioni del desiderio: filosofia e arti performative in età moderna. 
    Nel corso del Seicento i rapporti tra etica classica e cristianesimo divennero sempre più complessi a ragione dello sviluppo di molteplici posizioni e correnti filosofiche, che consideravano la definizione del sommo bene secondo prospettive assai differenti. Com’è noto, nel Rinascimento la Filosofia era stata sostituita dalle Filosofie, ad impostazioni di matrice platonica e aristotelica si  erano dunque venuti affiancando approcci di tipo stoico, epicureo e scettico: la filosofia morale nell’Età della prima rivoluzione scientifica presenta una ampia gamma di posizioni diverse che danno vita a un coro di voci dissonanti.
    In questo ambito i problemi posti dal rapporto tra ragione e sensi, il ruolo svolto dalle passioni nel progetto di una vita buona e il governo delle passioni compongono capitoli fondamentali nella storia della prima filosofia moderna.
    Sullo sfondo di questo intricato quadro filosofico la relazione intende considerare il tema della passione amorosa, del desiderio in riferimento alle arti performative, con particolare riguardo all’opera in musica del Seicento. Questo nuovo genere teatrale conobbe una fortuna sorprendente e con la nascita dei teatri pubblici divenne un fattore socio-culturale di innegabile rilievo nel processo di  diffusione delle idee. Nella storiografia la figura di Don Juan Tenorio, le  diverse declinazioni del mito di Don Giovanni hanno costituito un punto di riferimento centrale nelle discussioni su eros, desiderio e la punizione divina del dissoluto. La relazione tiene presente la centralità de L’Empio punito (1669) di F. Acciaiuoli o de Il Convitato di pietra ma cerca soprattutto di illustrare e definire le posizioni etiche, e specificamente le configurazioni del desiderio amoroso, che emergono in alcune opere in musica di metà Seicento: L’Incoronazione di Poppea (1643) di G. F. Busenello, Il Giasone (1649) di G. A. Cicognini, L’Orontea (1656) di Cicognini e G. F. Apolloni, e La Dori (1657) di Apolloni. Mediante un approccio storico-filosofico a queste fortunate opere in musica è possibile mettere in luce le credenze sul ruolo e significato del desiderio amoroso che, attraverso la finzione mitica e storica destinata al teatro in musica, contribuirono a diffondere posizioni e idee dissonanti e in contrapposizione al cristianesimo.
  • 10:00 Piergiorgio Donatelli (Università La Sapienza, Roma) - Il desiderio e le forme dell’Etica
    Una linea influente nella teoria morale contemporanea (caratteristica tanto dell’utilitarismo quanto del kantismo) trova difficoltà a illustrare la vita della mente, dei desideri e delle aspirazioni e anche del lavoro immaginativo con cui riportiamo a noi le aspettative degli altri. Le ragioni si trovano in una cattiva psicologia filosofica e nella perdita dell’importanza degli sfondi concettuali e antropologici che restituiscono l’orizzonte dove si muovono i desideri e la sollecitudine verso gli altri. L’intervento fornisce una diagnosi e una proposta.
  • 10:40 Pausa
  • 11:15 Elio Franzini (Università di Milano) - Desiderio e costruzione artistica  
    Pensare il problema del rapporto tra desiderio e arte ha significato, per molti anni, aderire a una sorta di prospettiva che genericamente potremmo chiamare “postmoderna”, che scioglieva nell’inconscio, o in macchine desideranti, la questione di una fenomenologia del desiderio, “indebolendola” nelle pulsioni dell’Es o nella contingenza degli atti estetici. Strada lecita, ma che forse non riesce a far comprendere non solo la ricca fenomenologia del desiderio, ma neppure l’ambiguità del suo ruolo multiforme nella costruzione artistica. Il desiderio non può allora essere “spiegato”, definito, ridotto a una sequenza lineare, clinica, sintomale. Se ne può invece tentare una fenomenologia, con tutti i rischi che ciò comporta, descrivendolo come ciò che tiene viva, nel processo e nel progetto dell’arte, la forza formativa, un senso sensibile e, per così dire, “mitico” originario che vive nell’arte e che impedisce di ricondurre la sua genesi a una dominante “necessità” che ne uccide le potenzialità produttive.
  • 12:00 Dibattito
  • 13:00 Pranzo (per prenotazioni mandare una mail)

Pomeriggio

“tra azione e contemplazione”

  • 15:00 Introduce e modera Padre Giulio Michelini, ofm (biblista) 
  • 15:10 Maria Clara Bingemer (Pontificia Università Cattolica di Rio de Janeiro) - Il desiderio in figure della mistica contemporanea
    Il desiderio è fondamentale per comprendere l’identità dell’essere umano. In un primo momento si affronterà la tematica del desiderio come provocazione per il pensiero filosofico. Innanzitutto si concentrerà l’attenzione sul pensiero del filosofo ebreo franco-lituano Emmanuel Levinas, in dialogo con altri pensatori che ci aiuteranno a delineare il momento di grande cambiamento culturale che stiamo vivendo. In una seconda fase si prenderà in considerazione l'esperienza mistica come prodotto del desiderio umano, qualificante l’esperienza dello sguardo e dell’attenzione rivolta all'assoluto. Questo porta al terzo punto dell’analisi: una riflessione sul desiderio di Dio come desiderio di comunione con il dolore umano. Infine analizzeremo due figure della mistica del XX secolo, Etty Hillesum e Simone Weil, le cui esperienze personali sembrano peraltro modelli significativi di vie di nuovo umanesimo.
  • 15:50 Emmanuel Gabellieri (Università Cattolica di Lyon) - Il desiderio creatore: da Bergson a Simone Weil 
    Il desiderio creatore non è il desiderio di un oggetto di cui ci si deve appropriare o che si deve imitare. Non è neanche una pura auto-espressione della soggettività, ma piuttosto la partecipazione a uno slancio creatore di cui il soggetto non è né l’origine né il fine. Questo dinamismo può essere definito differentemente. In Bergson, è lo slancio vitale che fa partecipare direttamente all’energia creatrice di Dio. In S. Weil, passa attraverso un distacco dalla vita naturale (la “decreazione”) per poter accedere a una “seconda nascita” (“ricreazione”) aperta alla vita divina. D’altra parte, là dove Bergson oppone l’idea di creazione alla metafisica greca, S. Weil vede una convergenza profonda tra la fecondità del bene platonico e il Dio-Amore dei Vangeli. Tali opposizioni non devono velare il dato essenziale in entrambi i pensatori, e precisamente la comprensione dell’universo quale «machine à faire des Dieux», l’idea che l’uomo sia co-creatore del mondo e una concezione della filosofia infine culminante nella mistica.
  • 16:30 Pausa
  • 16:45 Tavola rotonda e dialogo: Desideri e prospettive di nuovo umanesimo, partecipano alla Tavola rotonda i relatori del convegno, Paolo Valore (Università di Milano) e Paulo Fernando Carneiro de Andrade (Pontificia Università Cattolica di Rio de Janeiro); modera e conclude Antonio Pieretti (Università di Perugia)
  • 18:30 "Intermezzo musicale a cura dell’Istituto Superiore di Studi Musicali G. Briccialdi di Terni"
  • 20:00 Cena (per prenotazioni mandare una mail)

  • 21:00 Monika Bulaj (Fotografa e antropologa) - Le voci del silenzio sottile